I 75 anni della chiesetta Regina Pacis

Domenica 3 maggio alle ore 10.00 sarà celebrata la santa Messa, solo dai sacerdoti a porte chiuse e senza fedeli, e sarà trasmessa in streaming nella pagina Facebook dell’unità pastorale Castelgomberto-Trissino e sulla pagina Facebook dei comuni di Castelgomberto e di Trissino.

Dal 1945, la prima domenica di maggio, di ogni anno, i fedeli si riuniscono in preghiera presso la Madonna invocata come Regina Pacis nella chiesetta di Valle di Castelgomberto.

Gli assi portanti della devozione popolare trovano fondamento nel voto espresso da due giovani in servizio militare – Attilio Castagna (Nacque a Valdilonte il 13/06/1923. Fu prigioniero in Germania. Emigrò in Olanda dove lavorò nelle miniere di carbone e in quei luoghi morì il 17/06/1966. Ebbe due figli.) e Giuseppe Poletto (Nacque a Valdilonte il 17/09/1924 dove visse tutta la vita. Morì all’ospedale di Valdagno il 24/02/1986. Ebbe un figlio e due figlie.) – «come promessa a Maria, impegnando la sua intercessione per essere liberati da calamità, da incendi di guerra» (dal cronistorico). L’intenzione dei due ventenni sarebbe stata solo un gesto privato, se alla loro preghiera non si fosse unita quella dei «capi-famiglia residenti nella Valle di Sopra, che il 24 ottobre 1944 hanno tenuto consiglio [con l’arciprete don Pietro Meda] per decidere sull’erezione di un oratorio alla Regina Pacis posto alla confluenza delle strade di Valdibarco e Valdilonte» (dal cronistorico).

I lavori iniziarono il mese successivo e, nonostante il bombardamento del 18 novembre 1944 ad opera di aerei americani avesse ucciso 504 persone della città di Vicenza e si fosse concluso proprio in paese causando la morte di Pietro Tessaro e il ferimento della figlia Elisabetta, l’opera continuò e raggiunse il suo compimento con la benedizione solenne datata 17 novembre 1945, con grande contributo di manodopera locale e offerte in denaro da parte di tutti i residenti del comune, nonché di esuli sfollati, tenenti e caporali americani, filiere della filanda detta della Piazza e di quella di Trissino.

In questo luogo il legame con la Madre si era annidato durante la Grande Guerra, quando fu eretta, nel 1915, un’edicola religiosa dedicata alla Madonna di Lourdes, san Giuseppe e sant’Antonio. Si ravvivò poi durante il secondo conflitto mondiale, perché il nuovo oratorio sostituì il primo capitello e ne accolse al suo interno le tre statue. Attualmente esse sono collocate in altrettante nicchie ricavate nella piccola sagrestia. Nella facciata dell’edificio campeggia la statua della Vergine che tiene in mano una colomba, simbolo della Pace, cioè del dono per il quale la comunità tutta, particolarmente trafitta dagli orrori della guerra, si era impegnata con la Madonna attraverso il voto collettivo. E vi si legge la scritta, già presente nel primo capitello, «Passegger che passi per questa via inchina il capo e saluta Maria».

Nel dopoguerra l’oratorio si trasformò in chiesa parrocchiale per circa un anno (dall’8 settembre 1950 al 7 dicembre 1951), per cui ogni domenica il nuovo parroco don Callisto Dalle Rive celebrava tre sante Messe per i fedeli di Valle di Castelgomberto, che nel frattempo stavano costruendo la nuova chiesa di santa Cecilia vicino all’edificio scolastico, dove tutt’ora si trova. A fianco della chiesetta sorgeva la calcara, ricavata da una trincea che durante la prima guerra mondiale controllava la costruzione del secondo ponte sul torrente Onte, detto “Ponte de fero” (maggio 1917).

Il tempo scivola via veloce, ma nella memoria affiora un mondo genuino, che portava gli zoccoli ai piedi: era in quel tempo infatti che i contadini profumavano di “spinarui” perché, recandosi a Messa, portavano con sé legna di rovi, non adatta alla vendita né ad altro uso domestico, per alimentare il fuoco che fondeva i sassi in calce, destinata ai lavori dell’erigenda chiesa parrocchiale. Il sacerdote, alla fine delle celebrazioni, benediva la calce.

Presso l’altare di Regina Pacis hanno pregato Maria anche due Vescovi: Carlo Zinato il 22 maggio 1949 e Cesare Nosiglia alcune settimane prima del suo trasferimento da Vicenza a Torino avvenuto nel 2010.

L’oratorio votivo Regina Pacis è un segno di coraggio e di speranza. Coraggio perché è stato costruito durante l’ultimo anno di guerra, e quindi sotto la minaccia di incursioni aeree e di bombardamenti; speranza perché qui si fa interessante il colloquio e il dialogo con Dio cercato durante la guerra.

Questo edificio sacro è una carezza del cielo, dove incontriamo la Madre che tutto sa, tutto comprende e tutto conserva nel Suo cuore. Lei è venuta per intercedere per noi presso il Suo Figlio Gesù e per dirci: “Fate quello che Egli vi dirà”. E sotto la protezione della tenerezza materna di Maria l’anima riposa e lo Spirito vive.

Quale grande grazia, assolutamente gratuita, inginocchiarsi ai suoi piedi dopo 75 anni e poterlo fare in questo momento di pandemia, colmo di nuove sofferenze e insieme di profondi desideri e di grandi speranze.

Cara Madre di Dio, rinnoviamo fiduciosi il voto lasciatoci in eredità dai nostri padri e anche oggi ti invochiamo “Regina della Pace”.

Nel 75° anno, 1945-2020.                                                                                                                    Dina Tamiozzo

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